Chioggia

“No” del Comune ai pannelli a terra

Il Comune di Chioggia si allinea alla posizione di Coldiretti

“No” del Comune ai pannelli a terra

15/09/2021

CHIOGGIA - “No” del consiglio comunale di Chioggia ai pannelli solari a terra. Chioggia è il primo Comune del Veneziano che si schiera sul fronte del no riguardo al consumo di suolo agricolo per lasciare spazio ai mega parchi fotovoltaici che stanno invece piovendo sul Veneto. Il consiglio ha accolto all’unanimità l’osservazione di Coldiretti nella seduta dello scorso 18 agosto.

“Si possono raggiungere gli obiettivi che il nostro Paese si è assunto per la produzione di energia da fonti rinnovabili senza consumare altro suolo agricolo? La risposta è affermativa - commenta Giovanni Pasquali direttore di Coldiretti Venezia - ci auguriamo che questo pronunciamento sia il primo di tanti consigli comunali che prendono a cuore la difesa del suolo agricolo e insieme a quello del buon governo del territorio e paesaggio”. “Non vanno dimenticate le preoccupazioni espresse dalla comunità scientifica agricola (Associazione italiana società scientifiche agricole) rispetto alla diffusione degli impianti fotovoltaici e agrovoltaici - aggiunge Coldiretti - per le distorsioni negative sul valore dei terreni con un’ulteriore compromissione della redditività agricola, nonché di decine di migliaia di cittadini che stanno firmando la petizione nazionale oltre a quella a livello regionale che conta già 24mila adesioni. Dobbiamo, quindi, accelerare, come chiediamo da mesi, l’approvazione della legge che ponga fine a questa che appare sempre un vero e proprio scellerato ‘attacco alla diligenza’ delle aree coltivate".

"Serve - insiste Coldiretti - una legge che indichi le aree idonee e inidonee ad ospitare pannelli a terra, escludendo le terre agricole che servono per produrre cibo, garantendo biodiversità, ambiente e paesaggio. Terre agricole che sono invece l’obiettivo dei grandi gruppi internazionali che vogliono fare business sulle energie rinnovabili, massimizzando i profitti e distruggendo aree fertili strappate a prezzi bassi”.

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