Venezia

Contato: “Personale, difficoltà strutturali serve una programmazione”

Il dg dell'Ulss 3 Serenissima: “Abbiamo reclutato i pensionati per l’emergenza sanitaria, bisognerà pescare anche all’estero”

Contato: “Personale, difficoltà strutturali serve una programmazione”

21/01/2022

CHIOGGIA - “Le difficoltà sul personale sono strutturali, mancano decine di figure professionali sanitarie, ma è una litania che si ascolta dappertutto”. Edgardo Contato, direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, spiega quale sia lo stato attuale dell’azienda sanitaria, rispetto al personale.

Quindi manca il personale a causa della pandemia, oppure a prescindere da essa?

“Il problema è strutturale, è venuta meno una attività di programmazione degli anni passati che mettesse attenzione all’andamento demografico della popolazione sanitaria. Oggi combattiamo sul versante medici, anche sul territorio, ma è una conseguenza naturale perché chi è in servizio dagli anni ’80 ora sta andando in pensione, però in tutti questi anni con gli accessi a numero chiuso nelle facoltà di medicina, non c’è stato sufficiente ricambio. Una soluzione da parte della Regione, parlando dei medici di medicina generale per esempio, è stata portare a 1.800 utenti il massimale di scelta, con un contributo a livello amministrativo. Ma serve un intervento strutturale, come del resto nella componente infermieristica: anche su questo la programmazione ha battuto il passo. Abbiamo centinaia di infermieri che mancano, ma non siamo in grado di trovarli dal mercato. Degli 80 che si sono laureati lo scorso autunno, per esempio, ne abbiamo reclutati 35, gli altri sono andati in strutture private e case di riposo. Ma l’attuale nostro fabbisogno è di 150 infermieri, quei 35 sono stati appena un pannicello caldo”.

Quindi quanto tempo ci potrà volere per ritornare a un equilibrio?

“Anche se liberalizzassimo la scuola degli infermieri, la verità è che tutti quelli che volevano iscriversi alle facoltà lo hanno fato, ma il numero che arriva non è ancora sufficiente. E’ un dato che impone altre riflessioni. Per esempio la differenziazione della tipologia di servizio, affiancando all’infermiere altre professionalità o scegliendo figure diverse come punto di riferimento, anse pure queste mancano. Bisognerà riflettere su dinamiche di immigrazione, ne avevamo parlato qualche anno fa, l’ipotesi era quella di avere personale da paesi con sistemi culturali affini ai nostri. Servirà un programma di medio-lungo periodo a maggior ragione nei prossimi anni, con lo sviluppo del Pnrr per dare gambe alla formazione di professionalità competenti”.

Avete anche iniziato a richiamare anche il personale in pensione.

“Sì, questo per far funzionare i punti tampone e vaccino, abbiamo prevalentemente reclutato questo tipo di professionisti. In totale 54 specialisti e 59 infermieri, ma non sono disponibilità a tempo pieno, nel senso che non fanno le 36 ore settimanali, ma dalle 15 alle 18. Ma serve comunque per poter far fronte col personale alle esigenze ordinarie degli ospedali, a partire dalle urgenze, quelle operazioni indifferibili che si devono per forza eseguire”.

Si dice che le aziende sanitarie abbiano difficoltà, a livello burocratico, nell’accogliere le disponibilità a lavorare di alcune figure professionali o volontarie che potrebbero aiutare in questo periodo di emergenza pandemica. E’ vero? Come sta superando questo ostacolo l’azienda sanitaria?

“Qui da noi ci sono le porte spalancate perché già il servizio personale fa dei miracoli: faremmo ponti d’oro a qualunque risorsa, abbiamo la possibilità di pescare ovunque. E’ uscito anche un decreto legge attraverso il quale possiamo attingere anche da personale extra Unione Europea, e lo stiamo già facendo. Basta che i soggetti abbiano l’iscrizione all’ordine professionale e possono essere assunti e inquadrati. Ovviamente devono avere i titoli ed essere in regola col permesso di soggiorno”.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0